IFLA e il Manifesto per le biblioteche scolastiche 2025: la biblioteca come presidio di democrazia
Pubblicato il 13/02/2026 alle 17:22
L’IFLA - International Federation of Library Associations and Institutions - è la federazione internazionale che rappresenta biblioteche e bibliotecari nel mondo. Fondata nel 1927, riunisce associazioni e istituzioni di oltre 150 Paesi e si avvicina al suo centenario.
La sua missione è promuovere l’accesso universale all’informazione, sostenere lo sviluppo professionale del settore e rafforzare il ruolo delle biblioteche come infrastrutture culturali e democratiche. L’IFLA opera attraverso sezioni specialistiche, tra cui quella dedicata alle biblioteche scolastiche, attiva da quasi cinquant’anni nella produzione di linee guida e documenti strategici.
Un punto centrale del suo lavoro è la collaborazione con l’UNESCO. Da questa sinergia nasce il Manifesto per le biblioteche scolastiche, aggiornato nel 2025 e approvato all’unanimità, a conferma del suo valore internazionale.
Perché aggiornare il Manifesto
L’aggiornamento non è stato un semplice adeguamento terminologico. È la risposta a un cambiamento profondo.
Nel 1999, anno della precedente edizione, il mondo era ancora prevalentemente analogico. Internet stava iniziando a diffondersi nella vita quotidiana, ma i social network non esistevano ancora e l’intelligenza artificiale era confinata a contesti di ricerca specialistica, lontana dall’uso comune. Il flusso delle informazioni era significativamente più lento e meno pervasivo rispetto a oggi.
Oggi lo scenario è radicalmente diverso. Viviamo immersi in un ecosistema digitale in cui informazioni, immagini e contenuti circolano a velocità costante. Accanto alle opportunità emergono rischi: disinformazione, polarizzazione, superficialità nell’uso delle fonti.
In questo contesto, ribadire il ruolo della biblioteca scolastica diventa una necessità.
Una visione più ampia
La nuova edizione ridefinisce la biblioteca come:
- ambiente di apprendimento strutturato;
- presidio di democrazia;
- spazio inclusivo e accessibile;
- nodo di reti collaborative;
- laboratorio di competenze informative e digitali.
Non è più soltanto un servizio di supporto, ma un programma educativo integrato. Il Manifesto afferma con chiarezza che la biblioteca scolastica è parte integrante del processo formativo e contribuisce al potenziamento dell’insegnamento attraverso professionisti qualificati, collezioni fisiche e digitali, spazi progettati con intenzionalità e attività strutturate.
Biblioteca e democrazia
Uno dei passaggi più significativi del documento sottolinea la necessità di difendere la libertà di pensiero e l’accesso all’informazione come condizioni per una cittadinanza responsabile.
Questo significa riconoscere che la biblioteca non è soltanto un luogo culturale, ma uno spazio civico. Qui gli studenti imparano a cercare informazioni, a verificarne l’affidabilità, a confrontare prospettive differenti. Qui si costruisce un rapporto consapevole con la conoscenza.
La democrazia non si fonda solo su norme e istituzioni, ma su competenze diffuse. In questo senso la biblioteca scolastica svolge un ruolo decisivo nella formazione di cittadini capaci di orientarsi nella complessità contemporanea.
Il valore delle reti
Nel Manifesto emerge con forza il concetto di rete. Le biblioteche scolastiche non devono operare in isolamento, ma collaborare tra loro e con biblioteche pubbliche, universitarie e istituzioni culturali del territorio.
In Italia la situazione è spesso frammentata, con realtà molto avanzate accanto ad altre più fragili. Lavorare in rete significa costruire standard condivisi, garantire continuità e rafforzare la qualità dei servizi.
La collaborazione consente economie di scala, dalla catalogazione partecipata all’automazione, ma soprattutto aumenta visibilità e autorevolezza. Dove le reti sono consolidate, le biblioteche scolastiche diventano interlocutori credibili per enti locali, fondazioni e associazioni culturali.
Inclusione e accessibilità
Un altro elemento rafforzato nell’edizione aggiornata è l’inclusione. La biblioteca deve garantire accesso equo a tutta la comunità scolastica.
Questo implica progettare collezioni che tengano conto di interessi, abilità e background differenti, curare le risorse digitali con la stessa attenzione di quelle fisiche e comunicare in modo chiaro e accogliente.
Il fatto che il Manifesto sia stato tradotto in molte lingue non è secondario. In scuole con una forte presenza di studenti con background migratorio, può diventare uno strumento concreto di coinvolgimento e sensibilizzazione.
Spazi che fanno la differenza
Il documento invita anche a ripensare gli spazi. La biblioteca non deve essere percepita come un deposito di libri, ma come un ambiente che sostiene apprendimento e motivazione.
Anche locali piccoli o ricavati in edifici scolastici complessi possono diventare significativi se progettati con cura. Gli spazi influenzano il modo in cui si vive la lettura e la ricerca: un ambiente accogliente favorisce permanenza, concentrazione e curiosità.
La figura del bibliotecario scolastico
Uno dei nodi più delicati riguarda il personale. Secondo la definizione IFLA, la biblioteca scolastica deve essere gestita da un bibliotecario qualificato.
In Italia questo aspetto rappresenta ancora una criticità. Spesso la responsabilità è affidata a docenti referenti che operano con grande impegno ma senza un riconoscimento professionale strutturato.
Il Manifesto richiama responsabilità precise sia alla dirigenza sia al bibliotecario: inserire la biblioteca nella strategia della scuola, garantirne visibilità nel piano dell’offerta formativa, definire politiche di sviluppo delle collezioni, progettare attività didattiche integrate e collaborare con l’intera comunità scolastica.
La biblioteca non deve essere marginale, ma parte della governance educativa.
Oltre lo scaffale
Il tema dell’International School Library Month 2025, “Beyond the bookshelf: AI, Libraries and Future Stories”, invita a guardare oltre lo scaffale.
È interessante notare che il Manifesto non menzioni esplicitamente l’intelligenza artificiale. La scelta è voluta: le tecnologie evolvono rapidamente, mentre il principio rimane. La biblioteca deve formare utenti consapevoli e responsabili, capaci di muoversi nelle tecnologie presenti ed emergenti con spirito critico.
Un documento che orienta le pratiche
Il Manifesto non è soltanto una dichiarazione di intenti. Può diventare uno strumento operativo. In alcune realtà europee è già stato utilizzato come griglia di autovalutazione per analizzare i servizi esistenti e pianificare miglioramenti nel corso dell’anno scolastico.
Questa dimensione applicativa rappresenta uno dei suoi punti di forza: trasformare una visione internazionale in azioni concrete a livello locale.
Conclusione
L’aggiornamento del Manifesto IFLA-UNESCO per le biblioteche scolastiche segna un passaggio importante. Non abbandona i principi della precedente edizione, ma li amplia alla luce delle trasformazioni sociali e tecnologiche degli ultimi venticinque anni.
Oggi la biblioteca scolastica è chiamata a essere più che mai un’infrastruttura educativa essenziale.
È il luogo in cui si esercita la libertà di pensiero.
È lo spazio in cui si sviluppano competenze informative e senso critico.
È l’ambiente in cui la lettura diventa pratica di cittadinanza.
In un tempo segnato da cambiamenti rapidi e fragilità culturali, la biblioteca scolastica non è un lusso. È una necessità democratica.
